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- IL SIGNORE DEGLI ANELLI _ GONDOR -

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- IL SIGNORE DEGLI ANELLI _ GONDOR -

Messaggio  ChiArA_25 il Ven Dic 23, 2011 1:44 am

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Denethor

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« Ai piedi della scalinata, sul gradino inferiore, largo e profondo, vi era una sedia di pietra nera e disadorna sulla quale un vegliardo sedeva con il capo chino. Teneva in mano un bastone dal pomello d'oro, e non alzò la testa.(...) Il vegliardo levò lo sguardo. Pipino scorse il suo volto solcato, la fiera ossatura, la pelle simile ad avorio ed il lungo naso arcuato fra gli occhi scuri e profondi; più che Boromir, gli rammentava Aragorn. "È davvero buia quest'ora", disse il vecchio. » (J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Il Ritorno del Re)

Denethor II è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. È il ventiseiesimo e ultimo Sovrintendente Regnante di Gondor, succeduto alla morte del padre, Ecthelion II, nell'anno 2984 della Terza Era.

Denethor II (T.E 2930 - 3019) è noto soprattutto per essersi servito in segreto di un palantír per provare sulla sua persona il potere di Sauron. Lo sforzo necessario per quest'impresa lo invecchiò rapidamente e la conoscenza della forza soverchiante di Sauron lo indebolì notevolmente. Sauron, a sua volta, usò il palantír per condurlo alla pazzia e alla disperazione. Il Sovrintendente mantenne tuttavia un'aria di nobiltà e potere.

Nel 2976 sposò Finduilas di Dol Amroth (2950 - 2988), figlia del Principe Adrahil di Dol Amroth, da cui ebbe due figli: Boromir (2978 - 26 febbraio 3019) e Faramir (nato nel 2983). Dopo la morte della moglie, il carattere di Denethor divenne ancora più cupo e sospettoso. Cominciò da subito a sospettare di Gandalf, riuscendo a capire, probabilmente grazie al palantir, che questi avrebbe voluto riportare la linea di Isildur sul trono, e benché sapesse che Aragorn era il legittimo re di Gondor, non avrebbe mai ceduto il suo incarico di reggente.
La morte di Boromir, suo primogenito e favorito, durante la Guerra dell'Anello, insieme all'assedio e all'apparente disfatta di Minas Tirith, lo portarono sull'orlo della pazzia. Si recò nelle Case dei Morti e si fece distendere fianco a fianco con il figlio Faramir, gravemente ferito in battaglia, ma apparentemente già morto. Ordinò alle sue guardie di portare nella stanza della legna da ardere e di posarla tutt'intorno e sotto di loro e poi di versarvi sopra dell'olio e appiccare il fuoco. Solo grazie all'intervento di Pipino, aiutato da Beregond, una delle guardie della Città, e da Gandalf il bianco, Faramir poté scampare alla morte.
Denethor si suicidò il 15 marzo 3019, gettando una torcia sulla pira su cui si trovava. Prese il bastone di Sovrintendente che giaceva ai suoi piedi e lo spezzò contro il ginocchio, ponendo in tal modo fine alla successione dei Sovrintendenti regnanti. Poi, lanciati i pezzi nel fuoco, si chinò e si distese tra le fiamme stringedosi al petto con entrambe le mani il palantír.
Alla sua morte la Sovrintendenza passò a Faramir, che rimase nelle Case di Guarigione per un po' di tempo, mentre il comando della città fu responsabilità del principe di Dol Amroth durante il resto della Battaglia dei Campi del Pelennor.

Adattamenti
Nel film di animazione del 1980, mai doppiato in italiano, de Il Ritorno del Re la voce di Denethor fu doppiata da William Conrad, e da Peter Vaughan nella serie radiofonica per la BBC Radio del 1981 .
Nella trilogia cinematografica di Peter Jackson, Denethor fu interpretato da John Noble. Nel film, Denethor appare completamente irrazionale; invia il suo unico figlio superstite, insieme ad un'unità di cavalleria, in una missione suicida verso la città di Osgiliath, catturata dal nemico e rifiuta di accendere i falò d'avvertimento per chiedere l'aiuto di Rohan. Più tardi, invece di bruciare sulla pira come nel libro, si getta, già coperto di fiamme, dalla sommità di Minas Tirith durante l'assedio, morendo nella caduta. Il suo palantír non viene mai mostrato nel film. Nel libro la sua pazzia è tanto più pericolosa in quanto sembra seguire una certa logica: Sauron ha un numero di truppe decisamente superiore a quelle di Gondor e le ha sicuramente mostrate al Sovrintendente attraverso il palantír. Le sue azioni, tuttavia, non rivelano immediatamente la sua insanità mentale: la missione verso Osgiliath non appare così palesemente suicida, la città non è ancora stata conquistata (anzi, senza di essa le truppe in rotta sarebbero state sicuramente annientate), e messaggeri sono stati inviati a Rohan, benché Denethor non si aspetti molto aiuto. La pazzia dell'uomo, infatti, comincia solo dopo la presunta morte del figlio Faramir.


Faramir

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« Era costui un uomo d'alto rango, simile ad Aragorn in certi momenti; forse il suo lignaggio era meno alto, ma più vicino e tangibile: uno dei Re degli Uomini nato in tempi più recenti, ma impregnato della saggezza e della tristezza dell'Antica Razza.(...) Era un capitano che gli uomini avrebbero seguito (...), persino all'ombra delle ali nere. »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Il Ritorno del Re)


Faramir è un personaggio della universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. Ne Il Signore degli Anelli è il figlio minore del sovrintendente di Gondor, Denethor, nonché fratello di Boromir e Capitano dei Raminghi dell'Ithilien.

Faramir e la Guerra dell'Anello
Da quello che è narrato da Boromir durante il consiglio di Elrond, è stato proprio Faramir il primo a fare il sogno premonitore che ha poi portato Boromir al nord per chiedere delucidazioni a Imladris. Nel periodo dell'assenza di Boromir (assenza che sarà poi definitiva dato la sua morte), è Faramir a reggere le sorti dell'esercito di Gondor. Comanda infatti la spedizione nell'Ithilien, per fermare i congiungimenti delle forze dei Sudroni con l'esercito di Sauron. Durante questa spedizione cattura casualmente Frodo e Sam. Agli occhi di Frodo, che aveva avuto una brutta esperienza con suo fratello Boromir a causa dell' anello del potere, è magnanimo, e non cerca di impossessarsi dell'Anello, nonostante un errore di Sam lo porti a capire qual è la missione di Frodo. Si dimostra molto diffidente nei confronti di Gollum. Tornato a Minas Tirith, comanda la retroguardia di Gondor, e nel tentativo di respingere l'esercito di Sauron da Osgiliath, viene ferito da una freccia avvelenata. Nella sua follia, e credendolo morto, il padre lo vuole ardere con lui nella volontà di mettere fine alla casa dei sovraintendenti; viene però salvato da Pipino e da Gandalf, di cui era stato sempre "allievo", in quanto dotato di intelligenza e magnanimità. La sua ferita avvelenata viene curata da Aragorn dopo la battaglia dei campi del Pelennor. la sua degenza avviene nelle case di Guarigione, dove conosce Éowyn, che era lì per curare la ferita riportata durante l'assedio di Gondor ad opera del capo dei Nazgul. Alla fine della guerra il cuore di Éowyn si apre verso di lui, i due si baciano nella terrazza delle case di guarigione e in seguito si sposano. Ottengono poi da re Elessar di andare a vivere nella verde contrada dell'Ithilien, terra che tornerà ad essere fertile e della quale saranno i signori.

Adattamenti
Nella trasposizione cinematografica dell'opera a cura di Peter Jackson il personaggio è interpretato da David Wenham con la voce italiana di Francesco Bulckaen. Nel film il processo che porta alla liberazione di Frodo è più lungo: infatti in un primo momento, Faramir decide di portare l'Anello al padre, così da accattivarsi la sua benevolenza; raggiunta Osgiliath, però, che nel frattempo è assediata dagli Orchi, decide di lasciar andare i due Hobbit assieme a Gollum, mettendo da parte il desiderio di apparire devoto agli occhi del padre, che in ogni caso non l'avrebbe considerato in modo migliore. Ciò ha creato molte polemiche, poiché buona parte dei critici e dei fan dell'opera di Tolkien non ritiene che un personaggio importante come Faramir possa essere modificato solo per scopo cinematografico.


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